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Palermo

Cammina e lascia che siano i luoghi a parlarti. Nessun cartello da inquadrare.

Percorsi

Luoghi che si raccontano

Corso Vittorio Emanuele — Il Cassaro

34s

Il Cassaro è la strada più antica di Palermo. Il nome deriva dall'arabo al-Qasr, il castello, perché conduceva direttamente al Palazzo Reale. Il suo tracciato risale all'epoca fenicia, oltre 2700 anni fa. Greci, cartaginesi, romani, arabi, normanni, spagnoli, tutti hanno percorso questa stessa linea retta. Oggi è il Corso Vittorio Emanuele. Una delle poche strade al mondo il cui tracciato non è mai cambiato in quasi 3000 anni di storia urbana continuativa.

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Chiesa di San Cataldo - Piazza Bellini

38s

La chiesa di San Cataldo fu costruita intorno al 1154 per volere di Maio di Bari, cancelliere del regno normanno. È uno degli esempi più puri di architettura arabo-normanna. Tre cupole rosse, pianta quadrata, nessun interno decorato. Rimase chiesa per poco tempo. Dopo la morte di Maio di Bari, fu ceduta ai Cavalieri di Malta e usata come ufficio postale nel 700. Oggi è sconsacrata. L'edificio non è mai stato modificato strutturalmente dall'epoca normanna. Quello che vedi è esattamente come fu costruito nel 1154.

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Chiesa della Martorana — Piazza Bellini

46s

La Chiesa della Martorana, ufficialmente Santa Maria dell'Ammiraglio, fu costruita nel 1143 per ordine di Giorgio di Antiochia, grande ammiraglio della flotta di Ruggero II. È uno dei monumenti unesco del percorso arabo normanno. All'interno conserva i mosaici originali del XII secolo, tra i più antichi della Sicilia. Nel 1194 qui fu firmata la cessione del Regno di Sicilia agli Svevi. Nel 1130 fu probabilmente il luogo in cui Ruggero II ricevette il titolo di re. La chiesa prende il nome popolare da un convento di suore benedettine che nel Medioevo lo occupò. Le stesse suore che, secondo la tradizione, inventarono la frutta martorana in pasta di mandorle.

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Mercato della Vucciria — Piazza Caracciolo

46s

Il nome Vucciria deriva dal francese boucherie, che significa macelleria. Nel Medioevo questo era il quartiere del macello e della vendita delle carni, frequentato da mercanti genovesi, pisani e veneziani, grazie alla vicinanza con il porto. Col tempo Vucciria è diventata nel dialetto palermitano sinonimo di confusione. Nel 1783 il vicere Caracciolo fece riorganizzare la piazza centrale con portici e una fontana con quattro leoni. Nel 1974 il pittore Renato Guttuso immortalò questo mercato in uno dei quadri più famosi dell'arte italiana del Novecento. Oggi la Vucciria è la capitale della movida notturna palermitana.

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Mercato di Ballarò — Piazza del Carmine

33s

Vallarò è il mercato più antico e grande di Palermo. Le sue origini risalgono al X secolo, durante la dominazione araba. Il nome, probabilmente, deriva dall'arabo Suq al-Balara, dal nome di un villaggio di Monreale da cui arrivavano i giardinieri. Arriva la mattina presto per lo street food, pane kha, meusa. Il panino con la milza bollita e fritta è il più tipico. Costa meno di 3 euro. Se vuoi berlo senza formaggio si chiama schetto, con formaggio maritato. Nessun menù te lo spiegherà, devi saperlo già.

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Piazza Pretoria — Fontana della Vergogna

39s

La grande fontana al centro di questa piazza non fu progettata per Palermo. Fu commissionata dallo scultore Francesco Camigliani, nel 1554, per la villa fiorentina del vicere di Napoli, don Pedro Alvarez de Toledo. Quando il figlio del vicere si trovò pieno di debiti, la mise in vendita. Il senato di Palermo la acquistò nel 1573 e la fece smontare in 644 pezzi, trasportare via mare e riassemblare qui. I palermitani la chiamarono subito Fontana della Vergogna per le numerose statue nude. Il nome era uno scandalo. È rimasto per sempre.

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Quattro Canti — Piazza Vigliena

42s

I quattro canti non sono una piazza, sono un incrocio, il punto dove via Macheda taglia il Cassaro dividendo Palermo in quattro mandamenti storici. Gli edifici angolari furono costruiti tra il 1608 e il 1620 su progetto di Giulio Lasso, con le decorazioni completate nel 1663. Ogni facciata ha tre livelli, le fontane delle stagioni al primo, i re spagnoli al secondo, le sante patrone dei quattro quartieri al terzo. È l'unico esempio al mondo di piazza ottagonale barocca ricavata da un incrocio stradale. Ogni piano racconta una gerarchia di potere diversa, naturale, regale, divino.

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Chiesa di San Giovanni degli Eremiti — Via dei Benedettini

42s

San Giovanni degli Eremiti fu costruita per volere di Ruggero secondo tra il 1130 e il 1148, sul sito di un monastero gregoriano fondato nel VI secolo. Le cinque cupole, che la rendono inconfondibile, sono di fattura islamica, costruite da maestranze arabe al servizio di un re normanno per una chiesa cristiana. Nel 1882 l'architetto Giuseppe Patricolo, durante un restauro, invenne tracce di un antico intonaco che interpretò come rosso cupo e fece rivestire le cupole con quel colore intenso. Prima del 1882 le cupole non erano rosse. Il simbolo più iconico di Palermo ha quel colore da meno di 150 anni.

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Cattedrale di Palermo — Prima colonna sinistra del portico

34s

Entra nel portico meridionale della cattedrale e guarda la prima colonna a sinistra. È scolpito il versetto 54 della sura 7 del Corano, la sura del Limbo, che recita. Egli copre il giorno col velo della notte che avida l'insegue, e il sole e la luna e le stelle egli creò soggiogate al suo comando. La colonna proviene dall'antica moschea araba che occupava questo sito nel IX secolo. I normanni non la distrussero. La riutilizzarono. Il versetto islamico è lì da oltre 900 anni, all'ingresso di una cattedrale cristiana.

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Cattedrale di Palermo — Corso Vittorio Emanuele

40s

La cattedrale di Palermo fu costruita nel 1184 per volontà dell'arcivescovo Normanno Gualtiero Familio, sullo stesso sito dove sorgeva una chiesa paleocristiana del V secolo trasformata in moschea dagli arabi nel IX secolo. La struttura attuale è il risultato di oltre otto secoli di modifiche sovrapposte, gotico-catalana, aragonese, barocca, neoclassica. La cupola che vedi oggi fu aggiunta da Ferdinando Fuga tra il 1781 e il 1801. All'interno sono sepolti i re Normanni e Svevi di Sicilia, tra cui Federico II di Svevia e Ruggero II.

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