Scalinata di Santa Maria del Monte — Punto panoramico
35s
A circa metà salita della scalinata, voltati e guarda indietro, si apre una delle viste più scenografiche del centro storico di Caltagirone, con i tetti barocchi e le cupole maiolicate, che si susseguono fino alle colline circostanti. Sali la scalinata di sera, quando l'illuminazione accende le mattonelle ceramiche di ogni gradino, e l'effetto cromatico cambia completamente rispetto al giorno. Nei mesi estivi, durante a Festa Rossignori di luglio, ogni gradino viene illuminato da migliaia di piccole luci colorate, uno degli spettacoli più suggestivi della Sicilia centrale.
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Botteghe artigiane — Centro storico
42s
Le botteghe di ceramica nel centro storico di Caltagirone vendono ancora oggi pezzi realizzati interamente a mano, secondo tecniche tramandate da generazioni. Piatti, mattonelle, vasi, candelieri, i celebri teste di Moro, simbolo della Sicilia. Per riconoscere un pezzo artigianale autentico, cerca le piccole imperfezioni nella decorazione. Ogni linea dipinta a mano differisce leggermente dalle altre, a differenza dei pezzi industriali stampati in serie. Molte botteghe permettono di osservare i ceramisti al lavoro direttamente nei laboratori sul retro del negozio. Vale la pena chiedere, spesso accettano volentieri di mostrare il processo di lavorazione.
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Balaustra di Via Roma
39s
Camminando lungo via Roma, accanto al giardino pubblico, una lunga balaustra in ceramica accompagna i passanti fino al teatrino e al museo della ceramica. Ogni elemento, vasi, decorazioni geometriche, motivi floreali, è realizzato a mano dagli artigiani locali. A Caltagirone la ceramica non è confinata ai musei, rivestono balconi, ringhiere, fontane, panchine pubbliche, perfino i lampioni stradali. È una delle poche città al mondo dove l'intero spazio urbano, non solo i monumenti ma l'arredo quotidiano, è un'esposizione permanente e diffusa di artigianato.
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Villa Comunale — Giardino Pubblico
43s
La Villa Comunale di Caltagirone fu progettata nel 1850 dall'architetto Giovan Battista Filippo Basile, lo stesso che decenni dopo avrebbe progettato il Teatro Massimo di Palermo, ispirandosi allo stile dei giardini all'inglese. Fu completata agli inizi del Novecento con l'ingresso meridionale in stile Liberty, opera dell'architetto Michele Fragapane. All'interno spicca un chiosco della musica in stile moresco, interamente rivestito di ceramiche locali, insieme a statue e fontane decorate dagli artigiani caltagironesi. È uno dei giardini storici più eleganti della Sicilia centrale, un parco ottocentesco che, come ogni altro spazio pubblico della città, non poteva fare a meno della ceramica.
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Tradizione ceramica — Arrivo arabo
50s
La produzione ceramica di Caltagirone esiste fin dall'epoca della Magna Grecia, ma fu la dominazione araba, tra il X e l'XI secolo, a trasformarla radicalmente. Gli arabi introdussero la tecnica dello smalto stannifero, una base bianca opaca su cui si dipingevano disegni in blu, giallo e verde, e i motivi geometrici e floreali tipici dell'arte orientale. Il nome stesso della città, secondo alcune ipotesi, deriverebbe dall'arabo Qalat al-Ghiran, il castello dei vasi. La successiva dominazione normanna, tra XII e XIII secolo, aggiunse motivi figurativi cristiani, fondendo la geometria islamica con la figurazione religiosa europea, la fusione, che definisce ancora oggi lo stile inconfondibile della ceramica caltagironese.
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Museo Regionale della Ceramica
41s
Il Museo regionale della ceramica fu istituito nel 1965, il secondo museo dedicato alla ceramica in Italia dopo quello di Feenza. Tra i pezzi più importanti conserva un cratere greco a figure rosse del V secolo a.C., raffigurante la bottega di un vasaio al lavoro sotto la protezione della dea Atena, rinvenuto in una fornace attiva proprio a Caltagirone in epoca greca. Prova diretta che la tradizione ceramica di questa città ha più di 2500 anni di storia documentata. Si accede al museo attraverso il Teatrino, un belvedere settecentesco a scalinate decorate, progettato dall'architetto siracusano natale Buonaiuto.
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Ricostruzione post-1693 — Corso Vittorio Emanuele
45s
Dopo il terremoto del 1693, Caltagirone fu ricostruita mantenendo l'impianto urbanistico tardo-rinascimentale preesistente. Una struttura a croce, la Crux Viarum, formata verticalmente dalla scala di Santa Maria del Monte e dal corso principale, e orizzontalmente dalle vie di San Giorgio e San Giacomo. Questa croce è raffigurata ancora oggi nello stemma araldico della città. La ricostruzione settecentesca diede a Caltagirone l'aspetto barocco che vedi oggi. Nel 2002 l'UNESCO ha inserito Caltagirone, insieme ad altre sette città del Val di Noto, nella lista del Patrimonio dell'Umanità per il valore eccezionale del barocco tardo-rinascimentale ricostruito dopo quel terremoto.
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Cattedrale di San Giuliano
41s
La cattedrale di San Giuliano è la chiesa madre della diocese di Caltagirone. Le sue origini sono normanne, ma l'edificio attuale è il risultato della ricostruzione seguita al devastante terremoto del Val di Noto dell'11 gennaio 1693, uno degli eventi sismici più catastrofici della storia siciliana, che distrusse oltre 45 centri abitati e causò circa 60.000 vittime in tutta la Sicilia sudorientale. All'interno del Museo della ceramica sono conservati alcuni stucchi di epoca normanna, provenienti proprio dalla chiesa originaria di San Giuliano, frammenti superstiti di quella prima costruzione medievale, sopravvissuti al sisma.
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Chiesa santa maria del monte
42s
In cima alla scalinata sorge la chiesa di Santa Maria del Monte, la chiesa madre storica di Caltagirone. Al suo interno è costodita la Madonna di Conadomini, un'icona bizantina considerata tra le più antiche immagini sacre della Sicilia centrale, venerata dalla popolazione caltagironese da secoli. La chiesa segna il punto più alto del centro storico antico, mentre ai suoi piedi, in basso, si sviluppava il nucleo civile della città moderna. La posizione non era casuale. Il potere religioso, in cima al colle, doveva essere fisicamente raggiunto attraverso uno sforzo, la lunga salita della scalinata, prima di accedere al luogo sacro.
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Infiorata
39s
Due volte l'anno, tra maggio e giugno, gli abitanti di Caltagirone trasformano i 142 gradini della scalinata in un tappeto di fiori e candele, l'infiorata e, a festa Rossignori, in luglio, con migliaia di coppi di carta colorata che illuminano ogni gradino al calar della sera. Sono tradizioni che si tramandano da generazioni. Intere famiglie collaborano per ore alla composizione dei disegni floreali, che rappresentano santi patroni e temi religiosi locali. Per una notte la scalinata barocca smette di essere un semplice collegamento urbano e diventa un'opera d'arte collettiva, costruita e poi disfatta nel giro di poche ore.
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