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Siracusa

Cammina e lascia che siano i luoghi a parlarti. Nessun cartello da inquadrare.

Percorsi

Luoghi che si raccontano

Porto Grande

42s

Dal Castello Maniace si vede l'intero Porto Grande di Siracusa, una delle baie naturali più grandi e riparate del Mediterraneo, con oltre 20 chilometri di perimetro. Fu questo porto a rendere Siracusa inespugnabile per secoli. Nel 413 a.C. la flotta ateniese di 200 navi fu distrutta qui dalla marina siracusana, in quella che gli storici chiamano la più grande sconfitta navale della storia greca antica. Le acque del Porto Grande sono trasparenti e ricche di posidonie. Nelle mattine d'estate si vedono chiaramente i fondali bassi. Il porto non è mai stato dragato modernamente. Sotto quelle acque ci sono ancora i relitti della flotta ateniese del V secolo a.C.

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Fontana di Diana

44s

Piazza Archimede prende il nome dal più celebre cittadino di Siracusa, il matematico e fisico greco Archimede, nato qui intorno al 287 a.C. Inventò la vite elicoidale per il sollevamento dell'acqua, calcolò il valore di π, formulò il principio della leva e, secondo la tradizione, progettò macchine da guerra che tennero a bada l'assedio romano per tre anni. Fu ucciso da un soldato romano nel 212 a.C., mentre era intento a tracciare figure geometriche nella sabbia. Al centro della piazza C è la fontana di Diana del 1906, raffigura la ninfa retusa nel momento della trasformazione in fonte. Non è antica, è Liberty, ma è il mito che racconta a 3.000 anni.

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Quartiere della Giudecca

48s

Il quartiere della Giudecca è la parte di Ortigia dove viveva la comunità ebraica di Siracusa, una delle più antiche della Sicilia, documentata almeno dal IV secolo d.C. Gli ebrei siracusani erano artigiani, medici, commercianti e filosofi integrati nella vita della città. Nel 1492 il decreto di espulsione dei re cattolici li obbligò a lasciare tutto in pochi giorni – case, botteghe, sinagoge – e a imbarcarsi senza sapere dove sarebbero andati. Il quartiere rimase vuoto. I vicoli stretti, i portali bassi e le corti interne che vedi ancora oggi hanno la stessa forma di cinque secoli fa. Solo il nome, Giudecca, ricorda chi ci viveva.

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Lungomare di Levante

40s

Il lato orientale di Ortigia, che affaccia sul mare aperto dello Ionio, è uno dei lungomare più scenografici della Sicilia. Piccole calette nella roccia calcarea bianca si alternano a scalinate che scendono direttamente nell'acqua. La mattina presto, prima che arrivi il caldo, è il momento perfetto per una passeggiata da nord a sud, meno di 20 minuti, con il sole che sale dal mare e illumina i vicoli del centro storico. Al tramonto la luce cambia direzione e i vicoli medievali diventano dorati. Ortigia è un'isola. Da qualsiasi punto del centro storico non sei mai a più di 5 minuti dal mare.

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Mercato di Ortigia

35s

Il mercato di Ortigia è uno dei più vivaci della Sicilia orientale. Ogni mattina si svolge all'aperto tra Via Trento e le strade adiacenti, con banchi di pesce fresco dello Ionio, verdure, olive, formaggi e agrumi. La mattina presto è il momento migliore. I pescatori scaricano il pesce direttamente dai caicchi attraccati sul Porto Piccolo. Puoi trovare il macco di fave caldo, una zuppa densa di fave secche tipica di Siracusa e panini con frittura di pesce a meno di 3 euro. Il mercato finisce intorno alle 13. Non accetta carte, solo contanti.

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Chiesa di Santa Lucia alla Badia

42s

La chiesa di Santa Lucia all'Abadia affaccia su Piazza Duomo con una facciata barocca del XVIII secolo. Al suo interno conserva il seppellimento di Santa Lucia di Caravaggio, dipinto nel 1608 durante il soggiorno del pittore a Siracusa, dopo la fuga da Malta e prima di Napoli. È una delle opere più grandi e potenti del Tardo Caravaggio, oltre 4 metri di altezza, ambientata in uno spazio vuoto e buio, dove la luce cade solo sulla figura della Santa Martire. Caravaggio la realizzò in poche settimane. Non firmò quasi nessun dipinto. Questo è tra i pochi attribuiti con assoluta certezza per via documentale. L'originale è qui, nella chiesa per cui fu dipinto.

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Palazzo Bellomo

45s

Palazzo Bell'Omo è un edificio del XIII secolo che conserva visibili le due fasi costruttive originali, la parte sveva del 200 e quella gotico-catalana del 400. Oggi ospita la Galleria Regionale, che custodisce l'annunciazione di Antonello da Messina del 1474, uno dei capolavori assoluti della pittura siciliana del Rinascimento. L'opera era originariamente nella chiesa di Palazzolo a Creide, fu staccata dalla fresca originale, trasportata su tela e portata a Siracusa. Conserva anche sculture dei gaggini e una collezione di carrozze barocche siciliane. La facciata del palazzo su via Capodieci è tra gli esempi più puri di gotico catalano presenti in Sicilia.

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Mikveh Ebraico

48s

Nel cuore di Ortigia, a 18 metri sotto il livello stradale, esiste uno dei bagni rituali ebraici più antichi d'Europa. Il mikve, la vasca per le purificazioni rituali, risale al VI secolo d.C. ed è scavato interamente nella roccia viva, alimentato da acqua sorgiva naturale. Le volte scolpite, i pilastri e le vasche sono intatti. La comunità ebraica di Siracusa fu espulsa dalla Sicilia nel 1492, insieme a tutti gli ebrei del regno aragonese, per decreto dei re cattolici Ferdinando e Isabella. Il quartiere della Giudecca, il loro quartiere storico a Ortigia, esiste ancora come toponomastica, ma è vuoto da oltre cinque secoli. Il mikve fu riscoperto casualmente durante lavori di ristrutturazione di un hotel.

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Castello Maniace

47s

Il Castello Maniace fu costruito per volere di Federico II di Svevia intorno al 1240, su progetto dell'architetto Riccardo Dalentini, per proteggere il porto di Siracusa. Ha pianta quadrata con quattro torri cilindriche agli angoli. Il portale d'ingresso in marmi policromi è uno dei più belli dell'architettura sveva in Sicilia. All'interno, le nervature delle volte sono decorate con sculture di leoni e un telamone, elementi tipici dell'arte federiciana. Nel 1321 ospitò il primo Parlamento del Regno di Sicilia. Nel XV secolo vi risiedettero le regine aragonesi. Usato come comando militare fino al XX secolo, oggi è aperto al pubblico e ospita mostre temporanee.

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Mito di Aretusa e Alfeo

43s

Secondo il mito greco, Aretusa era una ninfa consacrata ad Artemide. Mentre si bagnava nel fiume Alfeo in Grecia, il dio del fiume si innamorò di lei e la inseguì. Artemide la trasformò in un corso d'acqua sotterraneo per proteggerla. Aretusa scappò sotto il mare fino a riemergere qui, a Ortigia trasformata in sorgente. Alfeo la seguì attraverso il fondo del mare. Per questo, secondo il mito, le acque del fiume greco Alfeo e quelle della sorgente di Siracusa erano collegate. Pindaro e Virgilio citano questo mito. La fonte prendeva il nome di Aretusa già nel V secolo a.C. Il papiro che vi cresce, simbolo dell'Egitto, si dice fosse un regalo di Ptolomeo ai Siracusani.

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