Via Savoia è la strada che dal centro storico porta direttamente al lungomare di San Vitolo Capo ed è il punto di incontro tra la vita del paese e quella balneare. Di giorno è animata da negozi e gelaterie, la sera diventa il passeggio principale per i turisti. Vicino al santuario, Via Venza è una piccola stradina che d'estate si trasforma in un piccolo salotto culturale all'aperto, con mostre ed eventi informali. Per il couscous tradizionale di pesce vai in un ristorante del centro storico lontano dal lungomare principale. I prezzi sono più onesti e le ricette più fedeli alla tradizione locale.
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Spiaggia di San Vito Lo Capo — Via Lungomare
38s
La spiaggia di San Vito Lo Capo è considerata una delle più belle d'Italia per il colore turchese dell'acqua e la sabbia bianca finissima, dovuta alla composizione calcarea dei fondali. È incorniciata a ovest dal promontorio del Monte Monaco. Il momento migliore per visitarla senza folla è la mattina presto, prima delle nove, soprattutto nei mesi di giugno e settembre, quando l'acqua è già calda, ma il turismo di massa non è ancora al suo picco. Una passeggiata sul lungomare verso il faro, in direzione nord, regala una vista diversa del golfo a ogni punto del percorso.
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Torre Isolidda
43s
Torre Isolidda is one of the sixteenth-century watchtowers built along the coasts of San Vito-lo-Capo to face the raids of Barbary pirates, according to a system desired by Emperor Charles V and supervised by the viceroy of Sicily Marcantonio Colonna. The main towers were three, Sherry, Isolidda and Roccazzo, built at strategic points to guarantee visual communication between them through fire signals. The Roccazzo tower was demolished in 1935 to make room for a military semaphore. Isolidda and Sherry are instead still visible today, testimony to the coastal defensive system that protected all of western Sicily from the sixteenth century onwards.
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Cous Cous Fest - Piazza Santuario
44s
Il Couscous Fest, nato a San Vito lo Capo nel 1998, è oggi uno dei principali festival gastronomici internazionali d'Europa dedicati a un singolo piatto. La scelta del coucou non è casuale. È il piatto che meglio rappresenta l'incontro tra le culture del Mediterraneo e del Trapanese, frutto secoli fa dell'influenza nord-africana sulla cucina siciliana occidentale. Ogni anno, durante il festival, chef provenienti da tutto il mondo si sfidano cucinando le proprie varianti del piatto, dal coucou di pesce siciliano alle versioni marocchine, tunisine e senegalesi. È diventato negli anni un simbolo di dialogo interculturale costruito attorno a un piatto comune a decine di paesi diversi.
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Museo dell'Intreccio - Riserva dello Zingaro
42s
All'interno della riserva dello Zingaro, un'antica casa contadina ospita oggi il Museo dell'Intreccio. Quella casa fu abitata fino a circa il 1960 dall'ultima famiglia di contadini che visse stabilmente all'interno di questo territorio, prima che diventasse riserva naturale. Non c'erano strade. Per trasportare merci e acqua si usavano i muli, lungo sentieri di pietra ancora oggi percorribili a piedi. Il museo, ristrutturato nel 2013, racconta le tecniche tradizionali di lavorazione delle fibre vegetali locali, palma nana, giunco, canna, usate per secoli dagli abitanti della costa per costruire ceste, sedie e utensili quotidiani.
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Riserva Naturale dello Zingaro
47s
La riserva dello Zingaro fu la prima riserva naturale istituita in Sicilia, il 6 maggio 1981. Negli anni 70 era prevista qui una strada litoranea per collegare Scopello a San Vito lo Capo. I lavori erano già iniziati nel 1976. Numerose associazioni ambientaliste si opposero e il 18 maggio 1980 organizzarono una marcia di protesta che coinvolse circa 3.000 persone, occupando simbolicamente il territorio. La mobilitazione funzionò, la strada non fu mai completata e un anno dopo nacque la riserva. Oggi si estende per circa 7 chilometri di costa incontaminata, l'unica in Sicilia priva di strada litoranea, proprio grazie a quella battaglia.
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Tonnara del Secco
39s
A ovest di San Vito si trova la Tonnara del Secco, le cui prime notizie ufficiali risalgono al 1412, quando Re Ferdinando concesse il permesso di pescare il tonno in questo tratto di mare. Le origini sono probabilmente molto più antiche. A pochi metri dall'edificio principale sono ancora visibili resti di antichi impianti di lavorazione del pesce risalenti al IV secolo a.C., in epoca greca. La pesca del tonno con il sistema delle tonnare, reti fisse disposte a camere progressive, è una tecnica che in questa zona della Sicilia è stata praticata ininterrottamente per oltre due millenni, fino alla seconda metà del Novecento.
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Faro di San Vito Lo Capo
39s
Il faro di San Vito lo Capo fu costruito durante il Regno delle Due Sicilie, una delle realizzazioni più avanzate del sistema di illuminazione costiera borbonico. È alto 43 metri e la sua luce è visibile fino a oltre 20 miglia marine, circa 37 chilometri, proteggendo dalla navigazione le coste frastagliate del Capo. È ancora oggi zona militare attiva e non è visitabile liberamente, ma viene aperto al pubblico durante le giornate fai d'autunno, organizzate dal Fondo Ambiente Italiano. Si può comunque arrivare a piedi fino alla base della struttura, su uno dei punti più estremi della Sicilia, nord-occidentale.
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Torre del Santuario
44s
La torre a lancia del santuario, con i suoi merlighi bellini a coda di rondine, non era decorativa. Serviva per avvistare le navi nemiche in arrivo dal mare. Le mura del santuario hanno ambienti ipogei che risalgono al I-V secolo, epoca dell'imperatore Costantino. Testimonianza che questo sito sacro precede di molti secoli la fortificazione medievale visibile oggi. L'edificio combina tre funzioni in un solo corpo. Militare, con le feritoie e la torre. Religiosa, con la cripta e il rosone. Civile, con lo scalone nobile e la meridiana ancora visibili. Pochi edifici al mondo riassumono in un'unica struttura difesa, fede e vita quotidiana del paese.
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Santuario di San Vito Martire
46s
Il santuario di San Vito è una fortezza chiesa ed è il nucleo originario dell'intero paese. La prima cappella risale al XIII secolo, dedicata al giovane martire Vito, fuggito dalle persecuzioni dell'imperatore Diocleziano. Nel 1154 il geografo arabo Alidrisi, al servizio di Ruggero II, documentò già l'esistenza di un luogo di culto qui. A causa delle continue incursioni dei pirati barbareschi, alla fine del 400 la chiesa fu trasformata in una vera fortezza, con mura spesse, feritoie e una torre a lancia merlata. Solo all'inizio del 700 iniziarono a comparire le prime case intorno alla fortezza santuario. San Vito lo capo è nato letteralmente intorno a questo edificio.
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