Tra i palazzi storici di potenza, Palazzo Loffredo è oggi sede del Museo Archeologico Nazionale di Inua d'Amesteanu. Il museo prende il nome dall'archeologo romeno naturalizzato italiano Dinua d'Amesteanu, che dedicò la propria vita scientifica alla ricerca e alla tutela del patrimonio archeologico della Basilicata, diventando soprintendente della regione dal 1965 al 1982. La collezione documenta la civiltà dei Lucani, popolo italico che abitò questa terra prima della romanizzazione, con ceramiche a figure rosse, corredi funerari, armature e bronzi di straordinaria qualità. Il Palazzo Pignatari, di fronte a Palazzo Loffredo, era originariamente la cavallerizza dei Conti de Guevara di Potenza. I due palazzi si fronteggiano in uno degli slarghi più storici del centro, testimonianza della potenza aristocratica del XVI e XVII secolo.
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Tempietto di San Gerardo
52s
Il Tempietto di San Gerardo è un elegante edicola votiva ottocentesca eretta nel 1865, uno dei simboli devozionali più sentiti che racconta il legame profondo tra potenza e il suo patrono. Piazza Matteotti è da sempre fulcro della vita quotidiana potentina. Un tempo sede dell'aristocrazia medievale, oggi conserva un fascino vivace e popolare, con gli edifici colorati che la incorniciano. Il Tempietto fu costruito nel 1865 dagli scultori potentini Michele e Antonio Busciolano. La piazza è il punto di arrivo naturale di chi percorre via Pretoria da Nord, il luogo dove la città medievale e quella ottocentesca si incontrano. La vista sulla valle del Basento e sulle colline Lucane, nelle giornate limpide, è uno degli spettacoli meno conosciuti dell'Italia meridionale.
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Chiesa di San Michele Arcangelo
51s
La chiesa di San Michele, citata in un documento del 1178, è una delle poche che ha mantenuto inalterato il disegno architettonico originario, databile tra la fine del XII secolo e gli inizi del XIII. Situata a pochissimi passi dalla centrale via Pretoria, in via Rosica, è un bel monumento d'arte romanica dalle linee essenziali e severe. Il pittore veneziano Mario Preyer, che operò a potenza negli anni 30 e 40 del Novecento, realizzò offreschi anche nella chiesa di San Michele. È una delle rarissime chiese romaniche superstiti di potenza, una città che i terremoti hanno continuamente ricostruito. Il sisma del 1694 causò il crollo di circa 3600 case, danneggiò gravemente la cattedrale e fece crollare la chiesa e il campanile della Santissima Trinità.
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Teatro Francesco Stabile
50s
Il cuore della città batte in Piazza Mario Pagano, considerata il salotto buono di Potenza. La piazza si apre armoniosa, scandita da edifici signorili e impreziosita dalla presenza del Palazzo della Prefettura. Uno degli edifici che catturano lo sguardo è il Teatro Francesco Stabile, gioiello architettonico ottocentesco, spesso chiamato San Carlino, per l'assonanza con il celebre Teatro Napoletano. La duecentesca Chiesa di San Francesco aggiunge un richiamo alla dimensione più antica. Il Centro Storico di Potenza nel 2021 è stato riconosciuto tra i migliori centri storici in Italia. La Chiesa di San Francesco, fondata nel 1274, è una delle più antiche della città. La sua sobrietà architettonica rispecchia la spiritualità francescana delle origini.
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Porta San Giovanni
48s
Delle sei antiche porte medievali di potenza, ne sono rimaste soltanto tre. Porta San Giovanni, Porta San Gerardo e Porta San Luca. Quest'ultima prende il nome dal convento delle Chiariste di San Luca, oggi sede della Caserma dei Carabinieri. Porta San Giovanni, edificata in età normanna come Porta San Gerardo, sorge nei pressi dell'omonima cattedrale tra il Palazzo del Vescovado e il Palazzo Scafarelli. Il centro storico della città, a partire dal Medioevo, fu protetto da una cinta muraria che comprendeva sei porte di accesso e dalla presenza di un castello che fungeva anche da punto di osservazione sulla sottostante valle del Basento. Le tre porte superstiti sono le uniche testimonianze fisiche dell'impianto difensivo medievale della città prima dei terremoti che ne sconvolsero il tessuto.
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Via Pretoria
51s
Via Pretoria è il corso pedonale che rappresenta l'anima viva di Potenza, tra botteghe, facciate storiche, palazzi nobiliari e scorci, che mutano ogni passo. Il centro storico è percorso dalla stretta Via Pretoria, che un tempo conduceva al castello del XVI secolo, di cui oggi rimane la Torre Guevara. Ai lati della strada principale si dispiegano vicoli e stradine, che conducono in angoli caratteristici. Potenza è detta la «città verticale», per la sua peculiare struttura urbanistica che presenta il centro storico posto sull'altura più elevata, con un'altitudine di 819 metri. È il capoluogo di regione situato alla quota più elevata in Italia. È nota anche come «città delle cento scale», per il suo sistema di scale antiche e moderne che collegano le varie parti del centro urbano.
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Torre Guevara
56s
La torre Guevara è ciò che resta dell'antico castello longobardo costruito prima dell'anno 1000. L'edificio, di forma cilindrica, in posizione dominante rispetto alla valle del Basento, fu verosimilmente costruito prima del resto del castello. Il castello venne edificato probabilmente dai longobardi intorno all'anno 1000 e inglobò la torre al suo interno. Gli ultimi proprietari, Carlo Loffredo e Beatrice Guevara, donarono ai frati Cappuccini l'intero edificio ad eccezione della torre stessa. Il castello fu poi adibito all'Azzaretto con una cappella dedicata a San Carlo e divenne sede dell'ospedale omonimo fino al 1935. Negli anni 60 fu disposto l'abbattimento del castello per far posto a un edificio scolastico, permettendo di salvare la sola torre. Oggi la torre ospita una galleria d'arte ed è il punto panoramico più alto del centro storico.
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Parata dei Turchi — Via Pretoria
47s
Ogni 29 maggio, Potenza celebra il suo patrono con la tradizionale Parata dei Turchi, sfilata in costume storico che attraversa le strade del centro storico. La sfilata rappresenta tre epoche diverse, il 1500 con il periodo di massimo splendore del Feudo dei Conti Guevara, con Fanti, Spadaccini e il Conte stesso, e l'800, la rappresentazione più folcloristica, legata al cinto, l'omaggio di cera e alle barche che navigano per le vie del centro a simboleggiare l'arrivo dei Turchi dal mare, nonostante Potenza sia a 819 metri di altitudine. L'omaggio della cera, il cinto, sono strutture di legno a forma di castello o torre, ricoperte di candele decorate e nastri, ex voto, portati a spalla spesso da donne, come ringraziamento per una grazia ricevuta.
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Cattedrale di San Gerardo — Cripta
54s
La cripta della cattedrale è databile tra il V e il VI secolo, con la funzione di martirion, luogo atto a custodire i cadaveri dei martiri. Nel transetto destro si trova la cappella dedicata a San Gerardo, con un altare di scuola napoletana in marmi policromi della prima metà del Settecento. Nel paliotto un urna contiene le reliquie del patrono. La statua del santo in legno policromo del XV secolo lo rappresenta in trono nell'atto di benedire. Fu restaurata nel 1880. San Gerardo nacque a Piacenza da una famiglia nobile, giunse a potenza nel 1111 durante il suo viaggio verso la Terra Santa, fu eletto vescovo per acclamazione popolare e morì il 30 ottobre 1119. La leggenda narra che subito dopo la sua morte iniziarono a verificarsi i miracoli, portando alla sua santificazione in meno di un anno da parte di Papa Callisto II.
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Cattedrale di San Gerardo
1:00
Di fondazione molto antica, la cattedrale sorse sui resti di una basilica paleocristiana. Fu ricostruita alla fine del XII secolo, quando i normanni posero i centri del loro potere nelle città dotate di sede episcopale. La riedificazione fu voluta nel 1197 dal vescovo Bartolomeo. In tale occasione, la torre campanaria fu spostata sul lato destro del duomo, dove ancora si trova. Alla fine del XVIII secolo acquisì l'attuale aspetto neoclassico, su progetto dell'architetto Antonio Magri, allievo del Van Vitelli. La facciata neoclassica, costruita con due differenti tonalità di pietra, introduce a un interno sobrio ma ricco di suggestione, dove si conservano le reliquie di San Gerardo, e spiccano le porte bronze e decorate con scene bibliche e riferimenti alla storia locale. Sotto il presbiterio, durante i restauri degli anni Sessanta, furono rinvenuti resti musivi di pavimento policromo risalenti al I-V-V secolo, tracce della basilica paleocristiana originaria.
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