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Modica

Cammina e lascia che siano i luoghi a parlarti. Nessun cartello da inquadrare.

Luoghi che si raccontano

Corso Umberto I

38s

Il corso Umberto I di Modica scorre nel Fondovalle, dove un tempo scorrevano i torrenti Janni Mauro e Pozzo dei Pruni, interrati nel Novecento dopo ripetute alluvioni. Oggi è il cuore della vita cittadina. Botteghe di cioccolato artigianale si alternano a palazzi barocchi, bar storici e negozi di artigianato ibleo. Per il cioccolato, cerca le botteghe che lavorano ancora con la metate, la pietra di macinazione tradizionale, e non aggiungono burro di cacao. Il cioccolato modicano autentico non si scioglie in mano perché non contiene grassi aggiunti. Se si scioglie, non è tradizionale.

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Scalinata del Duomo di San Giorgio

43s

La scalinata del Duomo di San Giorgio, 250 gradini in pietra calcarea locale, è il punto panoramico più spettacolare di Modica. Dall'ultimo gradino si vede l'intera Modica bassa, con il Corso Umberto in prospettiva, i tetti dei palazzi barocchi e, nella direzione opposta, le colline della Sicilia sudorientale. La scalinata è particolarmente bella al tramonto, quando la pietra color miele si accende di luce arancione. Di notte il Duomo è illuminato e la scalinata è frequentata dai locali che vengono qui a sedersi. È il salotto all'aperto di Modica Alta. Non c'è una piazza, non c'è è un bar, solo la scalinata e la facciata.

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Casa natale di Salvatore Quasimodo

47s

Salvatore Quasimodo nacque a Modica il 20 agosto 1901. Suo padre era capo stazione delle ferrovie dello Stato, trasferito a Modica dopo il terremoto di Messina del 1908 per coordinare i soccorsi ferroviari. Quasimodo crebbe in Sicilia, studiò a Palermo e poi a Roma, e divenne uno dei massimi poeti italiani del Novecento, esponente dell'ermetismo. Nel 1959 ricevette il premio Nobel per la letteratura. Nella motivazione l'Accademia Svedese scrisse, «Per la sua poetica lirica, che con ardente classicità esprime le tragiche esperienze della vita del nostro tempo, Modica compare in alcune sue poesie come luogo dell'infanzia e della radice. Tornò raramente. Non la dimenticò mai».

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Contea di Modica — Centro storico

44s

La Contea di Modica fu per secoli il più grande e potente feudo del sud Italia. Sotto la dominazione spagnola, dal XVI al XVIII secolo, godeva di piena autonomia amministrativa, aveva una propria zecca, una propria corte e un proprio esercito. Comprendeva 57 comuni tra le attuali province di Ragusa, Siracusa e Catania. La sua capitale, Modica, era più potente di Palermo in termini di autonomia locale. Quando la corona spagnola volle introdurre la lavorazione del cacao nei propri domini siciliani, fu qui, nella Contea, che la tecnica attecchì e si trasformò in tradizione. L'influenza spagnola si sente ancora nel dialetto locale e nell'architettura.

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Botteghe del Cioccolato

44s

Il cioccolato di Modica non assomiglia a nessun altro cioccolato al mondo. Non ha burro di cacao aggiunto, non è conciato, cioè non subisce il rimescolamento prolungato che rende il cioccolato moderno cremoso. E lo zucchero viene aggiunto a freddo, a circa 40° senza sciogliersi. Il risultato è una tavoletta friabile e granulosa, che si sfalda in bocca rilasciando prima il cacao puro e poi i cristalli di zucchero. La tecnica arrivò a Modica nel XVI secolo attraverso gli spagnoli, che l'avevano appresa nelle Americhe. Gli aztechi non conoscevano lo zucchero. Lo aggiunsero i modicani. La prima ricetta documentata risale al 1746, negli archivi della famiglia Grimaldi.

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Torre dell'Orologio - Castello dei Conti

45s

La torre dell'orologio sorge sui resti dell'antico castello dei Conti di Modica, una delle conteie più potenti del Sud Italia nel Medioevo. Il grande orologio meccanico a contrappesi che vedi fu installato nel 1725 sui resti di una torretta di avvistamento medievale sopravvissuta al terremoto del 1693. È ancora perfettamente funzionante. I suoi meccanismi complessi, molle metalliche, pesi, contrappesi, funi e catene, vengono controllati e riavviati manualmente ogni 24 ore. In cima all'orologio C è l'aquila, simbolo araldico della Contea di Modica. Dal belvedere della torre si vede l'intera città con il Duomo di San Giorgio in primo piano.

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Duomo di San Pietro Apostolo

51s

Il Duomo di San Pietro Apostolo domina modica bassa, con la sua scalinata monumentale completata nel 1876, su cui sono collocate dodici statue degli Apostoli a grandezza naturale. La chiesa è documentata già nel 1396, con origini costruttive datate tra il 1301 e il 1350. Fu ricostruita dopo il 1693 in stile tardo barocco e dichiarata patrimonio unesco nel 2002. L'interno ha tre navate a quattordici colonne con capitelli corinzi finemente scolpiti, e una pavimentazione in marmo intersiato completata nel 1871. A differenza di quasi tutte le grandi chiese barocche siciliane, che affacciano su piazze, il Duomo di San Pietro affaccia direttamente sulla scalinata, integrata nel tessuto urbano del corso.

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Duomo di San Giorgio

48s

Il Duomo di San Giorgio è il monumento simbolo di Modica e uno dei capolavori assoluti del barocco siciliano. Le sue origini risalgono al XII secolo. Una bolla pontificia del 1150 ne attesta già l'esistenza. Distrutto dal terremoto del 1693, fu ricostruito su una collina di Modica alta con una scalinata monumentale di 250 gradini che sale direttamente dal piano stradale. La facciata a cinque campate con tre portali sovrapposti fu probabilmente progettata da Rosario Gagliardi, lo stesso architetto del San Domenico di Noto. Lo storico dell'arte Maurizio Fagiolo dell'Arco ha scritto che «Forse andrebbe inserito tra le sette meraviglie del mondo barocco. È visibile da ogni punto della città».

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Corso Umberto I

47s

Modica prende il nome dall'antico termine siculo muricà, roccia nuda, per la presenza di oltre 700 grotte scavate nella roccia calcarea su cui sorge la città. Le prime tombe documentate risalgono al 2200 a.C. e sono ancora visitabili nella necropoli del quartiriccio, nel centro storico. La città si sviluppa su due livelli, Modica alta, arroccata sul colle intorno all'antico castello dei Conti, e Modica bassa, lungo il corso Umberto nel fondo valle. Il terremoto dell'11 gennaio 1693 rase al suolo entrambe. La ricostruzione in stile tardo barocco fu così completa e omogenea che nel 2002 l'UNESCO la dichiarò patrimonio dell'umanità, insieme alle altre città del Val di Noto.

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